Fiumicino 19 ottobre 2015

Sono le 11.30, fra poco l’aereo decollerà per Montreal. Durata del volo: 8 ore e 5 minuti. Arrivo previsto alle 14.35, quando in Italia saranno quasi le 20.35. In pratica, visto il fuso orario, è come se il viaggio durasse 3 ore.

Durante il viaggio penso al freddo che farà in Canada, metto a punto il mio contributo per il convegno e mangio un panino con prosciutto e mozzarella di bufala. Menomale che ho con me ben 4 “paninazzi”, perché il cibo che passa Air Canada non fa per moi. Sarò cucino-centrico, ma io non ce l’ho fatta. In un primo momento mi sono detto: “Beh, proviamo a vedere com’è?!”. Ma i miei buoni propositi sono durati il tempo di scoperchiare il piatto che la hostess mi ha servito. Non so neanche cosa ci fosse nel piatto, so solo che ho immediatamente richiuso, anzi “rinchiuso” il tutto e non mi sono fatto più servire nulla se non acqua naturale senza ghiaccio. Fra l’altro, Air Canada sarà pure la compagnia di bandiera canadese, ma non è che i sedili siano così spaziosi (e se lo dico io!) e non aspettatevi film o giochi gratuiti: i film corcazzo i giochi coisordi!!

Dopo 6 ore di volo, il comandante ci annuncia che faremo un’ora di ritardo e che stiamo sorvolando la Groenlandia. Io penso ancora al freddo che farà in Canada, leggo la guida e mangio l’ultimo panino. Qualcuno dice che oramai manca poco per Montreal.

A Montreal mi aspetta il presidente del Comites e suo marito. L’ho conosciuta a Roma nel settembre scorso ed è stata subito gentilissima.

Montreal

Fa meno freddo di quanto pensassi (anche se ancora non sono uscito fuori dall’aeroporto). Mentre sono in fila alla dogana, scopro che si sta votando per eleggere il nuovo presidente del governo e che il signore in fila accanto a me è di Campobasso. Mi dice che gli italiani si riconoscono subito all’estero per l’eleganza nel vestire e che lui è in Canada perché si sposa una nipote. In Canada era venuto anche lui con genitori e fratelli, ma lui non ce l’ha fatta: troppo freddo, gli mancava il sole del Molise. Ha lasciato tutti ed è tornato in Italia. Il tempo di dirmi che la comunità molisana è la più numerosa, fra le comunità italiane presenti a Montreal, e ci salutiamo perché è il mio turno dal doganiere. Ma alla dogana cominciano le dolenti note. Dolenti perché mi fanno tante domande in inglese e francese ma io non riesco a capire bene: sperimento subito la condizione di emigrante che giunge in un paese nuovo senza conoscere la lingua. Cerco di articolare risposte facendo appello a tutte le lingue che conosco, ma il doganiere non capisce e chiama un suo collega italiano. “T’aggio ditto ca nu ne po’ portà”, mi dice la guardia, riferendosi alle salsicce. “Nu su’ bone!” sentenzia. “Come nun su’ bone? l’ha fatte ‘a mamma!”, ribatto io cercando di buttarla in caciara. Ma qui siamo in Canada e le regole sono regole! Ergo, siccome la carne lavorata non può passare la dogana, devo buttare le salsicce della mamma. L’oriundo italico che parla napoletano pensando che sia italiano mi accompagna in una saletta dove una sua collega cattiva mi dice che le salsicce le devo buttare io nel secchio: questa però è crudeltà! Faccio una foto alle salsicce buonissime della mamma e le butto. Richiudo mestamente la valigia e mi avvio verso Montreal.